AREA SALUTE DI GENERE

Responsabile d’area: Claudio Maliziola

Collaboratrice d’area: Emilia Comolli

 

L’approccio sanitario multidisciplinare di genere è ormai imprescindibile, non solo perché in Italia è previsto dalla Legge Lorenzin (L. 11 gennaio 2018, n.3) all’articolo 3, ma perché le differenze di genere risultano essere determinanti per un’appropriata cura clinico-assistenziale della persona nella sua multidimensionalità e nelle sue caratteristiche distintive individuali. È da precisare che le differenze di genere sono riconducibili non solo variabili biologiche, col classico binomio maschio – femmina (senza escludere l’intersessualità), ma anche a quelle variabili storiche, sociali, culturali e identitarie che impregnano l’esistenza umana.

Bernardine Healy (1991) fu la prima che, parlando della discriminazione delle donne nella cura delle malattie vascolari in una pubblicazione scientifica sul The New England Journal of Medicine, sdoganò il concetto di medicina di genere.

La medicina, fin dalle sue origini, ha avuto un’impostazione androcentrica, relegando gli interessi per la salute femminile ai soli aspetti specifici correlati alla riproduzione. Donne e uomini, però, pur essendo soggetti colpiti dalle medesime patologie, presentano sintomi, problemi assistenziali, progressione di malattie, risposte ai trattamenti ed esiti molto diversi tra di loro. Non solo. Questo nuovo approccio clinico-assistenziale tiene conto del fatto che il bambino non è un piccolo adulto, che la donna non è la copia dell’uomo e che l’anziano ha caratteristiche ancora più peculiari.

Dal punto di vista epidemiologico, le variabili di genere incidono notevolmente sulla salute delle persone. In particolare, alcune differenze si rilevano nelle patologie cardiovascolari, oncologiche e di salute mentale; nella risposta farmacologica e nelle sperimentazioni cliniche; nella nutrizione; nelle sfere psicologiche; nella prevenzione e nella violenza di genere.

Anche l’infermieristica, che ha sempre tenuto conto delle differenze di genere, per lo più per attenzione al pudore in rapporto delle diversità biologiche, negli ultimi decenni sta sviluppando pratiche e orientando studi e ricerche più articolate e approfondite in merito.

CESPI ha costituito quest’area sulla salute di genere perché, come associazione sovradimensionata alle singole professioni socio-sanitarie, e attenta al loro sviluppo culturale, ritiene sia necessario sviluppare formazione e ricerca in questo campo emergente e complesso, al fine di migliorare la qualità delle cure che i professionisti della salute erogano.

 

Gruppo di lavoro


Approfondimenti bibliografici.

  • Baggio G, Cordini A, Floreani A, Giannini S, Zagonel V. (2013) Gender medicine: a task for the thirdmillennium. ClinChem Lab Med, 51(4):713-27.
  • Healy B. (1991) The YentlSyndrome. N Engl J Med, 325: 274-6.
  • Legge 11 gennaio 2018, n.3 , in materia di “delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”.
  • Ministero della Salute. (2016) Il genere come determinante di salute. Lo sviluppo della medicina di genere per garantire equità e appropriatezza della cura. Disponibile in: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2490_allegato.pdf [consultato il 28/05/19].
  • World Health Organization. (2015) Roadmap for action, 2014-2019 – Integrating equity, gender, human rights and social determinantsinto the work of WHO. Disponibile in: https://www.who.int/gender-equity-rights/knowledge/web-roadmap.pdf?ua=1 [consultato il 28/05/19].