Trasparenza

a cura di Claudia Gatta[1] e Monica Rolfo[2]

 

La trasparenza è la capacità di un corpo di permettere il passaggio, attraverso il suo spessore, di radiazioni luminose e, quindi, la visione di oggetti situati al di là di esso. L’etimologia del termine deriva dal latino medioevale “transparens”, composto da “trans” (attraverso) e “pareo” (apparire/mostrarsi).

La trasparenza, dunque, è una caratteristica di ciò che si vede, di come si vede o, ancora, di come si appare. Il concetto di trasparenza, quindi, si può leggere in due modi: da un lato, come caratteristica di un oggetto che lascia filtrare luce, ovvero come la capacità di quest’ultimo di far vedere ciò che sta oltre a sé; dall’altro, come una modalità della vista stessa.

Nell’attività infermieristica il concetto di trasparenza può essere associato a quello di visibilità, intesa non tanto come la messa in mostra di sé da parte dell’infermiere, quanto come la sua capacità di far emergere e rendere evidenti, a sé, alle persone assistite, ai colleghi, scopi, obiettivi, significati delle proprie relazioni e dei propri interventi, da quelli più semplici a quelli più complessi. Infatti, come dice Colliere[3], “l’assistenza infermieristica inizia dall’incontro tra almeno due persone ….. e si propone di determinare la natura e la ragione delle cure da prodigare ….. attraverso un processo di scoperta e delucidazione”

Scoprire, in questo senso, significa “togliere il velo” che copre il senso di ciò che si fa; in altri termini, per l’infermiere, vuol dire rendere trasparente il proprio campo di azione, sul quale egli è disposto a rendere conto agli altri in termini di accountability.

In chiave politica, anche professionale, la trasparenza veicola significati di chiarezza, pubblicità, assenza di ogni volontà di occultamento e di segretezza; in particolare, attraverso, l’accessibilità a quelle informazioni che permettono a tutti di comprendere le scelte politiche compiute e attraverso la qualità delle relazioni tra chi detiene il potere, le organizzazioni e i fruitori di tali organizzazioni. Entrambi questi fattori sono a fondamento delle democrazia partecipativa. Però presentano criticità.

Per quanto concerne le informazioni è palese il fatto che l’ignoranza totale o parziale delle stesse determina una posizione di potere squilibrata tra chi le detiene e chi no.

Sul fronte delle relazioni di potere, poi, la mancanza di trasparenza aumenta la possibilità, per chi riveste autorità, di abusare del proprio potere, di curare interessi esclusivi anziché pubblici, di assumere decisioni a porte chiuse limitando notevolmente la partecipazione più allargata alle decisioni e soprattutto il controllo esterno.

Rendere trasparente la politica professionale, a tutti i livelli e in tutti i contesti, richiede, pertanto, curare con il massimo impegno la circolarità delle informazioni, favorendo la partecipazione interattiva di tutti i professionisti, e la rendicontazione di ciò che viene deciso e realizzato. La trasparenza rappresenta, quindi, da una parte, uno stile che caratterizza le relazioni personali e istituzionali e, dall’altra, un indicatore di quell’onestà intellettuale, individuale e collettiva, che qualifica il buon governo.

[1] Claudia Gatta – Coordinatore Dipartimento Medico Ospedale degli Infermi di Biella – membro della Comunità Sperimentale di Riflessione Infermieristica (CSRI)

[2] Monica Rolfo, infermiere laureato magistrale,  RSS Servizi Assistenziali Sanitari Humanitas di Torino – membro della Comunità Sperimentale di Riflessione Infermieristica (CSRI)

[3] Collière MF. Aiutare a vivere, dal sapere delle donne all’assistenza infermieristica. Milano:Sorbona, 1992.