Potere

a cura di Chiara Gammarota[1] e Federica Fenoglio[2]

 

“Potere” è un concetto con plurimi significati. Deriva dal verbo latino arcaico posse, che indica l’“essere capace di fare qualcosa”.

Nella sua più tradizionale accezione, il potere si configura come forma di dominio dell’uomo sulla natura e su un altro uomo.  Il suo uso più frequente è collegato alla politica, designando la facoltà decisionale sugli altri in rapporto all’esercizio dell’autorità.

Un altro significato di “potere”, molto interessante in termini politici, è quello relativo alla capacità di influenzare qualcuno o qualcosa.

È necessaria, però, una distinzione fra i concetti di potere e di influenza, perché operano secondo logiche differenti. Un semplice esempio può chiarire. Se un individuo possiede un potere che si trova, a un certo punto, a dover spartire con altre nove persone, avrà un decimo del potere che aveva prima. Nella prospettiva dell’influenza, invece, avrà nove partner, che condividono lo stesso messaggio. Il potere funziona per divisione, l’influenza per moltiplicazione. Ma se i due termini vengono coniugati nella locuzione “potere di influenza” la sinergia diviene evidente. Tale coniugazione, però, è frutto non di un automatismo ma di una decisione etica. Perché un leader può decidere, con il suo potere, di mobilitare gli altri trattandoli come mezzi, non come fini, come cose e non come persone, soffocandole. Ma può anche parlare ai bisogni e alle aspirazioni delle persone, coinvolgendole per raggiungere obiettivi collettivi. Questa è una scelta etica che origina da una visione umanistica del potere, ponendo il leader in una posizione di influenza più che di comando, di servizio più che di dominio.

Per traslato, gli infermieri hanno potere nell’accezione di influenza sopra richiamata?

Essi per un lungo periodo si sono reputati privi di potere. Però questo è un punto di vista debole e, forse, non legittimo. Il loro essere “professionisti di servizio” nei confronti del cittadino, infatti, li rende influenti perché sono proprio i cittadini che, nella misura in cui riconoscono la loro utilità sociale, conferiscono loro, tacitamente, il potere di influenzare il sistema sanitario e, quindi, di operare anche in chiave politica. È vero che non tutti gli infermieri hanno potere, ma tutti possono avere influenza. Questo non dipende né dalla carica, né da un titolo.

Quali condizioni rendono possibile ciò?

In primo luogo, imprescindibilmente, la competenza, fattore che consente agli infermieri di essere utili socialmente e legittimati ad avere voce in capitolo nelle scelte, a vari livelli, che orientano il sistema verso il bene comune. In altri termini, il potere della competenza genera potere di influenza perché chi è competente è credibile, gode di buona reputazione ed è convincente.

In secondo luogo la volontà degli infermieri di aggregarsi con altri, condividendo valori, aspettative, obiettivi e strategie per generare movimenti di pensiero e “narrazioni” in grado di esercitare influenza sul sistema e perseguire obiettivi professionali collettivi, dando senso alla stessa comunità professionale e consolidandone, di conseguenza, la dimensione politica.

[1] Chiara Gammarota, Infermiera laureata magistrale – S.C. Medicina Generale – Presidio Sanitario Ospedale Cottolengo di Torino – Membro della Comunità Sperimentale di Riflessione Infermieristica (CSRI)

[2] Federica Fenoglio, Infermiera laureata magistrale – Libera professionista – A.O.U. S. Luigi Gonzaga di Orbassano – Membro della Comunità Sperimentale di Riflessione Infermieristica (CSRI)