AREA MANAGEMENT

Responsabile di area: Daniela Ballardini

 

Il cambiamento nel management non riguarderà solamente che cosa fanno i manager, ma chi sono.
Non solo il senso della loro mission, ma il senso di loro stessi. Non solamente quello che essi conoscono, ma come essi sono. Non solo il loro modo di vedere il mondo ma il loro modo di vivere il mondo” (J. Champy)

Perché un’area sul management?

Perché lo sviluppo della professione infermieristica, e delle altre professioni sanitarie, non può prescindere dalle condizioni organizzative dei contesti in cui i loro appartenenti operano.

Contesti fortemente influenzati, in primo luogo, dalla pressione sociale in materia sanitaria, sempre più complessa, consapevole, che sta sollecitando una profonda riflessione nel sistema di risposta/offerta di servizi, un’evoluzione di paradigma, l’introduzione di nuovi concetti quali resilienza, sussidiarietà, accountability, il passaggio da un approccio mono professionale o mono specialistico (frammentato) a uno multi specialistico e multi professionale (integrato).

Contesti altrettanto fortemente influenzati, in secondo luogo, dall’evoluzione delle competenze dei professionisti sanitari in termini di contenuto scientifico, tecnologico e comportamentale. Professionisti che oggi, per formazione, responsabilità e potenzialità, sono pronti a raccogliere la sfida di impegnarsi a garantire un livello appropriato di offerta assistenziale, anche a fronte della limitatezza di risorse.

In questo scenario gioca un ruolo essenziale la professione infermieristica che ha dimostrato, nel tempo, pur tra difficoltà, capacità d’innovazione e di ripensamento della competenza agita ai vari livelli di responsabilità.

Permane, comunque, la necessità di riflettere costantemente, e in modo contestualizzato, su nuovi modelli concettuali/organizzativi, funzionali a riallineare competenze e strategie per equilibrare l’offerta alla domanda di assistenza.

In questa prospettiva, il CESPI da anni sostiene i servizi che esprimono interesse a implementare nuovi modelli organizzativo-assistenziali e i professionisti che intendono crescere sul piano della cultura organizzativa. Perché nessun professionista è escluso da questo processo, in linea con un’idea di leadership diffusa, che travalica la posizione organizzativa in senso stretto e che sposa l’approccio in rete, democratico, decentrato e, perché no, con quel sano senso dell’umorismo che alimenta la sintonia con sé stessi e con gli altri.

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